ItNewsNov06 2006 Assemblea di Perugia

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Assemblea di Perugia


A spasso per le strade dell’Umbria

Eccoci a Perugia. Conosco abbastanza la città e non mi sorprendono le sagome di campanili e case che si vedono spuntare dalla sommità della collina arrivando in auto da sud lungo la E45. Siamo accolti da Anna Belardinelli nella sua casa, in un antico palazzo ai piedi della scalinata che porta al centro della città. Siamo arrivati il venerdì pomeriggio anche per godere dell’ospitalità di Anna, e restituirle la visita che lei ci ha fatto a Napoli qualche tempo fa. Attendiamo anche Gianni Catania, ospite anche lui; Anna ci ha chiesto di arrangiarci, nel genuino spirito Servas, ma devo dire che la sistemazione è gradevolissima, e la casa è un piccolo museo di opere d’arte sue, accumulate nel corso del tempo. Il sabato mattina è tempo di visita in città. La pittoresca piccola folla di soci si ritrova nel luogo dell’appuntamento, saluti e baci ad amiche ed amici visti alcuni mesi fa nell’altra assemblea di Otranto; ci dividiamo in diversi gruppi, ognuno condotto da un socio perugino; Anna è una delle guide e naturalmente ci accodiamo con lei. Ed ora andiamo su e giù per strade, piazzette nascoste, vicoletti interni, improvvisi scorci dall’alto sul paesaggio lontano; Anna, con una passione insospettata, ci mostra poderose mura etrusche, in piedi lì da millenni, manufatti medievali, splendidi palazzi testimonianza di un passato di gloria e resti, disseminati ovunque, delle secolari lotte fra la città ed il potere papale, durate fino a pochissimo prima dell’unità d’Italia ed ancora oggi sentite dai perugini c o n u n a i n t e n s i t à s o r p r e n d e n t e . Distruzioni operate dalle truppe mercenarie inviate da Roma, sconvolgimenti totali dell’assetto urbano come la copertura della parte più elevata della città medioevale con una piattaforma, su cui era stata costruita una rocca fortificata papale, abbattuta in tempi abbastanza recenti dai perugini, con una determinazione pari a quella dei parigini nel demolire la Bastiglia; lapidi che ricordano sia i propri caduti che altri martiri del potere temporale di Roma, come Giordano Bruno; monumenti su cui è possibile vedere fiori posti ancora oggi a memoria. La mattinata in giro per Perugia è terminata davanti alla famosa fontana, giustamente definita la più bella di epoca medievale, fra la cattedrale ed il palazzo dei priori, in una piazza piena di turisti, e di invitati ai matrimoni in corso nella sede municipale, complice la bella giornata di sole.

Renato Contillo




“VITA DI CANTIERE”

Annotazioni sull’Assemblea nazionale e i gruppi di lavoro. Perugia, 7 e 8 ottobre 2006 Venerdì pomeriggio, fuori dalla porta di ingresso della reception dell’Hotel Sacro Cuore, un cartello scritto con pennarelli colorati campeggiava sul muro, riportando le attività previste: la visita mattutina alla città, il pranzo, work shop, gruppi di lavoro e, dopo la cena, udite udite, una sorpresa. Quattro gruppi di lavoro, elencati sotto il titolo “Come vorrei Servas”, proponevano: Idealità/Identità, Organizzazione, Comunicazione, Il mondo Servas. Vito Fortezza ha condotto il primo, cui hanno partecipato una quindicina di persone; quello sull’organizzazione, gestito da Pino Ferrentino, ha raccolto un poco meno di dieci presenze. Una ventina di soci hanno partecipato al gruppo sulla comunicazione, proposto da Claudio Pacchiega ed Uwe Federer, mentre una folla di una trentina di partecipanti ha affollato la sala dove Anna Flammini conduceva la discussione sul mondo Servas. I cartelloni che hanno riportato in assemblea i risultati emersi dai lavori dei gruppi, cui si è aggiunto un secondo gruppo sulla comunicazione (tenutosi indipendentemente dal primo citato, per iniziativa di Francesco Tosetto) hanno mostrato una sovrapposizione di argomenti trattati. In effetti, i vari gruppi, escluso forse quello piuttosto tecnico sull’organizzazione, hanno discusso, in modo del tutto indipendente, argomenti molto simili, magari affrontati da angoli differenti. I soci hanno evidentemente bisogno di sentirsi parte di un mondo vivace ed attivo, hanno la sensazione che una crescita quantitativa e qualitativa di amicizie sia possibile e che gli strumenti siano pronti: una pubblicistica attiva che mostri maggiormente Servas all’esterno; l’uso del web, come strumento di ricerca e comunicazione; un collegamento efficace con altre associazioni pacifiste o impegnate nel sociale. Questo bisogno sembra uscire fuori in ogni occasione, da ogni parte, ed è uscito anche durante i lavori dell’incontro di Perugia.

Renato Contillo




Appunti e spunti

Ogni assemblea associativa che si rispetti… si dimostra inevitabilmente come un cantiere sempre aperto: con pezzi di costruzione da finire, materiali messi lì ad aspettare (magari anche sotto le intemperie…), arnesi vecchi ma sempre buoni, a volte lasciati a volte ripresi; arnesi nuovi da sperimentare e passare in rodaggio… E naturalmente: c’è sempre chi preferisce un materiale ad un altro, chi si trovava meglio con quello “di prima”, chi non lo sopporta più e cerca un cambiamento (sempre agognato e mai raggiunto…) Poi c’è chi dice “uffa! Questo dibattito è vecchio come il cucco”. Chi dice “sì ma insomma, cosa vogliamo fare?!” E poi: “sì ma insomma: chi e come si decide cosa vogliamo fare? Chi vota? Come?quando? perché qui non si legifera?” e chi risponde “Ma cosa dici!? Cosa vuoi votare e legiferare? Questo cantiere è sempre stato così, la casa funziona, dunque cosa vuoi stare a cambiare?!?!” eccetera.

Anche l’incontro di Perugia non si è smentito, presentando la gamma delle variabili per i vari argomenti. Alcuni esempi.

- L’identità Servas deve essere più forte, e più visibile. Servas deve partecipare ai tavoli per la pace di altre associazioni. Deve fare più proselitismo, perché questo serve a costruire la pace nel mondo, che è a finalità di Servas.

- Fare proselitismo o pubblicità non serve. Il passaparola è più che sufficiente. L’Italia è uno dei pochi paesi dove Servas non è in calo di iscritti.

- Ci sono tante associazioni che fanno manifestazioni per la pace, non occorre che ci sia anche Servas. Il suo mandato è specificamente l’accoglienza.

- E’ fondamentale che le liste dei soci internazionali sia raggiungibile via web. Che il sistema si velocizzi e sia più pratico. Bisogna premere perché servas international trovi il sistema di porre in web le liste.

- Le liste in web non sono una priorità. C’è il problema della privacy. E non è una questione di fretta. Ci sono altre associazioni – nate più recentemente – che servono solo per l’ospitalità, e funzionano via web. Lì tutto è molto veloce.

- L’associazione invecchia. I soci giovani sono sempre meno. Anche la disponibilità dei servizi in rete può esserne una causa.

- Il materiale pubblicitario è obsoleto. Bisogna rinnovare il volantino…

- Rinnovare sì, ma mantenendo un’immagine di semplicità e sobrietà.

Insomma, il neo eletto comitato esecutivo dovrà destreggiarsi tra le consuete richieste apparentemente contraddittorie, che sembrano chiedere una cosa e il suo contrario. Ma in realtà i filoni ci sono, e sono ben visibili dai cartelloni dei lavori di gruppo, particolarmente alle voci “Proposte”. 1. La problematica delle formalità via internet ha sollevato una unanimità di applausi: segno che non è l’esigenza o l’idea di pochi. Si chiede dunque un impegno fattivo, concreto, affinché si possa giungere ad una maggiore fruibilità delle liste, per agevolare i contatti internazionali.

2. Molti concordano sulla necessità di rendere l’associazione più visibile, in generale, e in particolare più aderente (nonché promotrice) ad iniziative per la pace: localmente, a livello nazionale. Sono emerse anche proposte di campagne particolari: aiutare e sostenere i viaggiatori da paesi poveri; sostenere azioni di informazione sui problemi dei viaggiatori non Schengen ad ottenere visti per l’Europa; aiutare Servas nei paesi più poveri, dove non ve ne sono; ecc.

3. Per quanto riguarda la maggiore visibilità, le modalità sono da studiare. Presenze in tv? Presso le associazioni? Pieghevoli/poster/libri/adesivi…? Campagne stile WWF, in collaborazione con altri sponsor? Qui i pareri discordano, ma il desiderio di far sì che Servas sia più e meglio conosciuta, è molto forte tra i soci.

4. Quando e come aderire alle campagne pacifiste? Qualcuno propone una maggiore diffusione degli striscioni Servas per partecipare alle manifestazioni pacifiste. Qualcuno vorrebbe dei canali di collaborazione tra Servas e le diverse associazioni di cui molti soci fanno parte.

5. Infine, ma non per importanza: “a cosa servono le discussioni assembleari…?!?!” Non ci sono votazioni sulle proposte che escono dai gruppi di lavoro. Qualcuno vorrebbe che queste “piste” tratteggiate a colori più o meno forti, diventassero vere e proprie indicazioni di lavoro per il comitato esecutivo in carica. E’ chiesto dunque al comitato e a tutti soci di partecipare in maniera attiva alla vita di Servas, di prendere parte agli incontri locali e regionali, e in particolare alle prossime assemblee nazionali, dove verranno elaborati i punti più importanti su cui determinare (e votare) la politica degli anni a venire. E’ ormai ora di pranzo quando l’assemblea è ufficialmente chiusa. O forse è più corretto dire che è chiusa perché ci aspettano in sala ristorante con un po’ di puntualità, altrimenti la logorrea tipicamente italiana sarebbe andata oltre le esigenze dello stomaco (per altro già ben riempito nei pasti del giorno prima…).

Ai neoletti, il nostro ringraziamento per la disponibilità, e il nostro augurio di buon lavoro.

Silvia Montevecchi